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Foto Erika Banchio

Conosco da tempo Walter, couturier ispano-vietnamita nato in Francia e conosciuto dai più per aver partecipato attivamente alla moda parigina a partire dai favolosi anni ‘80, dove lui è cresciuto come giovane assistente di Pierre Cardin.

Lo incontro un lunedì mattina a colazione, di fronte ad un caffè dietro Piazza Vittorio, in una Torino scaldata da un sole estivo abbagliante.

Da qualche settimana, tra le varie chiacchiere cittadine, si parla delle sue dimissioni da direttore creativo della Maison Walter Dang, una delle più conosciute del capoluogo sabaudo, luogo meraviglioso e ottocentesco, ma  poco effervescente e poco incline ad una vera innovazione stilistica.

U: Walter, come mai questa decisione rivoluzionaria in questo ambiente così conservatore?

W: La Maison WD continua ad esistere, come la società della quale sono socio, ma io mi sono dimesso da direttore creativo. Non so ancora cosa ne sarà, perché non ho ancora avuto modo di incontrarmi con i miei soci, ma sicuramente la boutique continuerà ad esistere fino a fine anno, alla scadenza del contratto. Non so ancora se ci sarà un nuovo direttore creativo, ma mi sento in qualche modo sollevato da questa decisione, perché avevo perso parte della mia creatività. La donna WD era nata come una donna libera, indipendente. Quella attuale non mi rappresentava più. Non era più aderente all’originale.

U: Non è un po’ singolare che una maison continui il proprio percorso con il nome di uno stilista ancora sul mercato?

W: Certamente si, anche se la scelta potrebbe essere quella di togliere il nome e rinominarla ad esempio come Maison Dang (v. Maison Margiela), ma non dobbiamo dimenticare che si tratta di una realtà territoriale e non internazionale. Peraltro non è una cosa che mi riguardi. Non mi rispecchio in questa visione attuale di una moda commerciale. Prediligo il lato creativo della moda. Oggi sono più interessato all’Abitologia, al concetto di abitare un abito. Farò in autunno un seminario su questo argomento con l’aiuto di un sociologo e di uno psicologo . Lo trovo molto più interessante e stimolante.

U: Quindi Walter da couturier ad abitologo?

W: Si. Oggi rinasco da un punto di vista creativo con il marchio Walter & Hamlet, tornando a collaborare con Amleto Amelio, il mio compagno, con il quale creai la WD molti anni fa e con il quale ho collaborato artisticamente fino al 2012. Senza di lui tutto ciò non sarebbe possibile. Negli ultimi anni da un punto di vista creativo è stato come se mi mancasse un organo vitale o una gamba. 

U: Qual è l’input creativo che dà Amleto nella vostra coppia da un punto di vista artistico? Qual è l’apporto che vi date reciprocamente?

W: Amleto mi dà stabilità, equilibrio. Mi dà la giusta misura nelle cose. Non mi fa eccedere nel ridicolo o scadere nel banale. Io sono per lui la spinta lavorativa. Lui è una persona più tranquilla. Come tutti sanno il suo lavoro di Hair Stylist lo porta sul set di vari shooting fotografici. Ultimamente ha lavorato per la campagna Dior Homme.

U: Posso chiederti che importanza ha l’amore in un contesto creativo come il vostro? Te lo chiedo perché ultimamente facendo uno studio su YSL e Pierre Bergè ho percepito un legame fortissimo tra questi 2 aspetti (peraltro loro erano molto diversi caratterialmente, emotivo e chiuso il primo, più affarista e pubblico il secondo)…..

W: Certamente. L’amore è importante. Il nostro è un supporto ed un aiuto reciproco. Ci consigliamo sempre, anche per il suo lavoro. Abbiamo la possibilità di confrontarci a qualsiasi ora, sempre. Ci viene naturale e ci mancava un sacco. Ti dirò che in questi anni in cui la nostra collaborazione artistica si è in qualche modo interrotta, ne ho sofferto. 

U: Ho notato, lavorando anche con il vintage, un cambiamento nella donna WD degli ultimi anni. Si è partiti da un’immagine couture per arrivare a qualcosa di più commerciale. Non voglio dare giudizi stilistici, né tantomeno qualitativi. Ci sarà, con il marchio w&a, un ritorno ad un immagine couture, più ricercata e curata nei dettagli, con una rinnovata ricerca di materiali?

W: No, il marchio Walter & Hamlet sarà tutt’altro. Si tratta di un contenitore di idee che vanno dal design all’arte a 360 gradi, il cui intento è ben spiegato dal logo che lo rappresenta: una marmitta immersa in un contenitore d’acqua bollente. Si parlerà anche di moda promuovendo nuovi stilisti, cercando di dare loro un carattere meno locale, oserei dire meno provinciale, e quindi più internazionale, adeguandoli al mood politico, economico, culturale, artistico e perché no, musicale, del momento. Il primo passo in questa direzione sarà una serie di eventi dal titolo “La Terrazza: Viaggio sui tetti del mondo”, un modo nuovo per dare la possibilità, a chi resta in città, di divertirsi in modo glamour. Si inizierà il giovedì 19 luglio e di proseguirà fino alla fine di agosto.