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“Sono carne e spirito delle Americhe, sono meticcia,
sono figlia di una figlia di una figlia nata dallo stupro
dei guerrieri avidi d’oro, perché i Conquistatori non si
portarono donne al seguito e violando la carne delle indigene
diedero origine a ciò che siamo: non fu vittoria, non fu sconfitta,
fu la dolorosa nascita della civiltà meticcia, fusione inestricabile
di passato che non passa, memoria che non si spegne, vita che nasce dalla morte
e morte che dà la vita….”

Frida Kahlo

Difficile assistere ad uno spettacolo coinvolgente, perfetto, saturo di passione venata di lucida follia come VIVA LA VIDA!, il monologo sulla vita di Frida Kahlo scritto da Pino Cacucci ed edito da Feltrinelli.
La scenografia ospita gli oggetti che rappresentano la vita di Frida: le cornici dei suoi quadri, lo specchio appeso sul suo letto di convalescente, il bicchiere dal quale ha attinto i superalcoolici che utilizzava, sono parole della stessa Frida “per curare l’anima”, un grammofono, dei fiori, le sue collane, le medicine. Al centro di una grande cornice Lei, che entra in scena con una abito bianco e il busto, quel busto che la torturava.
Sì. perché la magia di questo spettacolo, anzi la prima magia di questo spettacolo, è lei, Annapaola Bardeloni, l’attrice italo-uruguaiana che riesce a fondere la propria anima e la propria voce con quelle di Frida tanto da essere, agli occhi dello spettatore, proprio Frida, quella vera.
Lei che narra la sua storia di quando bambina veniva derisa dai compagni perché poliomelitica, lei, “la ballerina d’oro”, che viene trafitta e violentata dal corrimano dell’autobus sul quale viaggiava appena diciottenne, il corpo martoriato adagiato senza speranza su un tavolo da biliardo, nudo, dove un avventore impietosito le toglie quella spada dal corpo facendole lanciare un urlo che corre per le strade di tutto il paese, un urlo che fa fuggire la Morte, un urlo che è un inno alla Vita.
Sulla scena, per tutto lo spettacolo, a farle compagnia, proprio la Pelona, la Morte.
Già, perché lei l’ha derisa, la Morte.
E poi i primi quadri, dipinti per sconfiggere il tempo in cui era costretta immobile a letto e poi l’incontro con Diego Rivera, l’amore della sua vita, al quale si rivolse per avere un parere sulla propria arte.
E l’Amore folle per lui, la passione per quest’uomo grasso e brutto, traditore, che è stato medicina e veleno per Frida.
Un Amore talmente grande e incontenibile da farla smettere di dipingere nei momenti di massimo fulgore.
Sono loro, per i giornalisti all’indomani del loro matrimonio, l’elefante e la colomba.
Frida è la Donna, il simbolo di un dolore e di una vitalità che solo le donne hanno e che forse solo loro riescono a capire.
Frida è affascinante, atipica, anticonformista, femminista, amante, bisessuale, madre e figlia, musa e artista al tempo stesso.
Frida, come mi ha detto Annapaola nell’intervista concessami in camerino dopo lo spettacolo, è così ipnotica perché non è mai nel mezzo delle cose, ma ci entra dentro, una persona che si dà completamente e generosamente come quando, bambina, disegnava sul vetro di una finestra una porta e immaginava di oltrepassarla e di visitare il suo paese, le sue strade, i negozi…..
Frida con quella vena di follia che l’ha resa unica, Frida il coraggio, la personalità…..
Frida che ha amanti adoranti ed importanti,da Lev Trotsky a Breton a Man Ray, ma che si risposa con Diego, Frida che si innamora delle donne, ad incominciare dalla fotografa Tina Modotti, perché con loro si sente “accolta”, perché con loro non deve vergognarsi del proprio corpo, delle ferite, delle cicatrici….
Frida che dipinge se stessa, i propri drammi, la propria vita, in quei quadri che sembrano immensi nelle foto, ma che visti dal vivo sono piccolissimi…..
Frida i colori,la fantasia, la militanza politica, la maternità negata, il tradimento di Diego con l’amata sorella Cristina.
Mi ha ha detto Annapaola che per capire Frida lei ha letto tutto ciò che è stato scritto da coloro che l’hanno conosciuta e amata.
Frida vista dal di fuori, Frida raccontata.
E poi la seconda magia: l’immagine che noi conosciamo di lei rappresentata solo al termine dello spettacolo.
Se avrete la fortuna di assistere a questa rappresentazione, ed io spero che l’avrete perché è un grande regalo, non aspettatevi di riconoscere l’artista dalla sua immagine, ma di scoprirla a ritroso.
Lei vi apparirà, come per incanto, alla fine, con i suoi vestiti tradizionali, le collane, i fiori, lo scialle.
Capirete così meglio l’essenza del personaggio e il perché della sua immagine così forte ed inimitabile.

kahlo_tehuana

Un grazie immenso ad Annapaola Bardeloni che ha avuto la dolcezza di spiegarmi la sua Frida con parole di vero affetto e di passione per il suo lavoro.

L’appuntamento è come sempre per questa stagione teatrale 2014/2015 con “Quanto sei speciale” con Il Teatro Matteotti e le Fonderie a Moncalieri (Torino).
Un grazie affettuoso a Mario Acampa, appassionato direttore artistico

Bisous

Ulderica